Scrivere un articolo… e non solo

Alle 9.30 di sabato, nonostante il cielo cupo e la pioggerella incessante che attanaglia Roma, siamo tutti pronti ed emozionati per dare il via al secondo weekend del Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo di Eidos Communication.


Da giorni, tra messaggi ed email, non facciamo altro che domandarci come sarà far lezione con Massimo Martinelli, caposervizio della cronaca nera del Messaggero di Roma. Sappiamo solo che l’argomento ruoterà attorno alle “Tecniche di scrittura giornalistica” e, tra una dose di caffeina e l’altra, ci scopriamo più che curiosi di sapere cosa ci riserverà il futuro per le prossime 48 ore.

«Il giornalismo è diventato qualcosa di spietato, non c’è più nulla di romantico. Tuttavia, è anche rimasto uno dei pochissimi mestieri in cui vale ancora il merito».

Le prime parole di Martinelli fanno subito breccia, ed in un lampo decidiamo che questo è un giornalista vero, sincero, concreto.

Prima che le lancette dell’orologio si posano sulle 10.30, abbiamo già appreso le principali regole da rispettare per scrivere un buon pezzo:

  • semplicità,
  • chiarezza,
  • precisione,
  • concretezza,
  • personalità,
  • leggerezza,
  • musicalità.

Martinelli ci apre un mondo, ed è quello del piacere intrinseco dello scrivere, del ricercare metafore e parole per catturare l’attenzione del lettore, dell’utilizzare accostamenti originali e figure retoriche inesplorate che possano inchiodare di legge alla pagina, evitando di farlo scappare dopo le prime due, e noiosissime, righe.

«Se il giornalista ci riesce, allora ha vinto la sua sfida. Ogni trucco è buono per agganciare il lettore: ironia, passione, scrittura ritmata. Osate», non fa che ripetere Martinelli.

In una sola mattinata di lezione, ci rendiamo conto di aver già imparato come si costruisce un buon pezzo, evitando l’imbarazzo della pagina bianca.

«Ricordate, prima di buttare giù il vostro articolo, le tre domande fondamentali: perché scrivo? Per chi scrivo? Qual è l’essenza del mio messaggio? E adesso al lavoro».

Siamo talmente presi dalla lezione che quasi la pausa pranzo diviene un optional. Martinelli ci ha dato le indicazioni per l’esercitazione pratica ed ognuno di noi ha fretta di mettersi alla prova. Ci sono tre lanci d'agenzia presi dall’Ansa da rielaborare e trasformare in “brevi” (si chiamano così, in gergo) da sei righe. Il primo tratta di bagni ultramoderni, il secondo della morte per alcool e droga di una ventiseienne di Londra ed il terzo della strana malattia di una giovane donna che si ritrova ad avere dieci orgasmi al giorno. Accendiamo i computer, inizia la sfida. Allo scoccare del termine massimo, ci mettiamo tutti in fila pronti per le correzioni.

Martinelli dedica, ad ognuno di noi, la massima attenzione. Ci chiama alla cattedra e, riga su riga, ci spiega cosa va e cosa non va. «Dovevi centrare meglio la notizia, ti ricordi quando ho detto che il giornalismo è come il tiro al piattello? Avanti, torna in redazione e rifammi sto pezzo». Il pomeriggio va avanti così, tra perle giornalistiche e nozioni basilari«Non dimenticatevi mai di rileggere sempre i pezzi, evitare ripetizioni e fronzoli, utilizzare sempre lo stesso tempo, snellire il superfluo fino a lasciare il nocciolo».

La mattina dopo è San Valentino e noi siamo contenti di trascorrerlo a parlare di ricerca delle fonti e simulazioni di conferenze stampa. 

«È bene distinguere tra fonti privilegiate e fonti condivise. Ma soprattutto, in questo mestiere, è bene essere curiosi, avere tempo libero ed essere irriverenti», ci ricorda Martinelli.

Poi la fantasia si trasforma in realtà e veniamo catapultati in una simulazione in cui tutto sembra reale: «Facciamo finta che io sia il Procuratore Capo di Venezia e che Unabombor sia tornato in azione…». Due attentati, uno dopo l’altro, la ricerca di testimoni, la conferenza stampa indetta dal Procuratore, la chiamata all’amico informato della Polpost, la soffiata del magistrato, l’intervista al vicino di casa, quel fascicolo aperto della magistratura in cui spicca già il nome di un sospettato…

Per l’intera giornata, l’aula si trasforma in una vera e propria redazione. Il lavoro diventa frenetico: «Scrivetemi due pezzi, uno sul doppio attentato, l’altro sull’arresto di Unabomber. Dobbiamo averlo in pagina domattina, dobbiamo avere di più della concorrenza, centrate il bersaglio, fate attenzione a come trattate le fonti, alle indagini, a cosa poter scrivere e cosa omettere. Forza».

Prima simuliamo l’attentato, poi la conferenza stampa, poi abbiamo le interviste e tutto il materiale che ci serve per lavorare. Ci fiondiamo davanti ai computer ed iniziamo a scrivere di quello che (virtualmente) abbiamo vissuto in queste ore adrenaliniche. Il tempo passa, tra poco il pezzo dovrà andare in pagina. Alla fine ce la facciamo e consegniamo tutto al nostro caposervizio. La simulazione è riuscita perfettamente, il “capo” è contento.

So solo che il ricordo del doppio finto attentato di Unabomber continuerà ad inseguirmi anche molte ore dopo, quando sul pullman percorro l’infinita Salerno-Reggio Calabria in direzione casa. Anche stavolta sorrido per l’aver vissuto un weekend di intenso giornalismo, ma soprattutto per esser riuscita a dare alla mia scrittura la possibilità di crescere, di liberarsi, di esplorare nuovi spazi.

Mando un messaggio agli altri masteristi, mi accorgo che hanno il mio stesso entusiasmo. Guardo l’orologio, è già iniziato il countdown per il prossimo weekend.


VERONICA CROCITTI
Giornalista di nera e giudiziaria, scrittrice, blogger. 
Nata nel freddo Nord, vive nella terra delle belle arance e dei mandorli in fiore da più di vent’anni. Siciliana nel cuore, ama viaggiare e scrivere. Ventisette anni, due lauree, tre lingue sul cv, ha lavorato anche a Washington, Roma e Parigi.
Tra le più grandi passioni: satira, gatti e caffè.


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