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Politica: sistemi elettorali e rapporti con i media

Politica: sistemi elettorali e rapporti con i media

Per Giovanni Sartori, il decano e più autorevole dei politologi italiani, le leggi elettorali sono il mezzo più forte per manipolare la politica.

Machiavelli non poteva saperlo, eppure questo week-end del Master in Consulenza Politica e Marketing Elettorale di Eidos Communication, il terzo in ordine cronologico, è stato come riscrivere Il Principe aggiungendo un’appendice dal titolo Legge elettorale, criticità di una democrazia.

In aula è venuto a trovarci Angelo De Prisco, vice-prefetto e dirigente del Ministero dell’Interno, che si occupa proprio del funzionamento della macchina elettorale.

La prima precisazione andava fatta sui due tipi di voto:

  • quello sincero, ossia quando è palesemente espressa l’intenzione di un elettore,
  • e quello strategico, della serie “voto Tizio per non far vincere Caio”.

Questa precisazione accademica è la chiave di volta per leggere il dato elettorale, così diverso nel tempo anche in funzione del sistema che ne regola lo svolgimento.

Nelle due grandi famiglie di sistemi elettorali, abbiamo sviscerato quello maggioritario e quello non maggioritario (volgarmente detto proporzionale).

Sistema elettorale maggioritario

Il sistema elettorale maggioritario si suddivide in diversi modelli, quello classico alla francese, dove vince chi raggiunge il 50 più 1 – con la possibilità del doppio turno – che ha di recente visto l’elettorato francese volgere il comportamento sul tipo di voto strategico, nello specifico caso “voto il fronte repubblicano più istituzionale, per isolare l’ala estrema”, il Front National, che di fatto al secondo turno delle regionali francesi è rimasto indietro. Vi è poi il modello Westminster, che divide il territorio nazionale, la Gran Bretagna nell’esempio applicato, in tanti collegi quanti sono i seggi da assegnare. In altre parole, ad ogni collegio corrisponderà un eletto. The winner takes all, chi vince prende tutto e agli altri tocca ripresentarsi la volta successiva. Questo sistema assicura una solida governabilità ma penalizza, com’è ovvio, i partiti minori.

Per trovare una scappatoia a questo sistema collaudato da molti anni nel Regno Unito e rimasto pressoché invariato dalla nascita della democrazia brithish, gli australiani hanno pensato a un modello in cui l’elettore deve ordinare le sue preferenze. In questo modo nei vari scrutini, si redistribuiscono i voti di chi arriva per ultimo, fino all’assegnazione dei seggi. Un sistema complesso, quello australiano, che strizza l’occhio al proporzionale, sistema molto usato nella prima Repubblica italiana. Quella che ha assicurato di fatto una notevole stabilità rispetto al sistema bipolare più forte tra i Paesi Occidentali: la dicotomica contrapposizione tra Partito Comunista e il fronte Democristiano di centro-sinsitra.

Sistema elettorale proporzionale

I sistemi elettorali proporzionali si caratterizzano per la loro elasticità. Spesso infatti proprio con l’innesto di premi di maggioranza molto forti e sistemi a liste bloccate, somigliano sempre più a maggioritari impuri, come la vecchia legge elettorale Porcellum, divenuta poi Consultellum proprio per le correzioni della Corte Costituzionale. Questi sistemi solitamente incentivano il voto sincero poiché c’è proporzionalità nella sua consistenza e dovrebbero assicurare rappresentanza a tutti i partiti, se si escludono gli effetti delle soglie di sbarramento, comuni a tutti i sistemi elettorali.

Ma come vengono assegnati i seggi?

Il numero può essere definitivo, come garantito dalla nostra Costituzione (618 alla Camera più 12 rappresentanze per la circoscrizione Estera) mentre in Germania si sono inventati un sistema che permette di recuperare i resti, ossia quei voti che, dalla divisione dei totali sul numero dei seggi da assegnare, di solito vanno persi perché prossimi allo 0 virgola... Il sistema tedesco ha in tutto 598 seggi, ma una quota extra viene riservata per il completamento dell’assegnazione tramite proporzionale per i singoli collegi uninominali. Questo avviene probabilmente per compensare una soglia di sbarramento tra le più alte in Europa: il 5%.

La legge elettorale in Italia

Nella nostra giovane Repubblica, abbiamo sempre avuto il sistema proporzionale corretto, e, dal 1992, la svolta arrivò con il cosiddetto Mattarellum, che assegnava i ¾ dei seggi attraverso i collegi uninominali maggioritari. La restante parte veniva assegnata con il proporzionale puro con sbarramento al 4%. Questa quota fu tuttavia straformata dai partiti. In Italia il motto “fatta la legge trovato l’inganno” diventò un ossimoro psicolabile: alla legge elettorale che avrebbe dovuto evitare inganni, fu trovato un sistema che li favoriva: le famose “liste civetta” nascevano dall’esigenza di far evitare l’assegnazione del surplus di lista del maggioritario, al candidato più forte, ai partiti minori che avrebbero giovato della quota proporzionale. In pratica l’escamotage permetteva di far restare i voti del vincitore per la parte maggioritaria, anche per la parte proporzionale. Sarebbe bastata una semplice modifica per evitare questo giochetto ma alla fine, nel 2005, si arrivò a una legge “porcata” come definita dal suo stesso creatore, che avrebbe dovuto avvelenare i pozzi. Dalle regionali di quell’anno, il centrodestra, al governo da 5 anni, era consapevole della probabile sconfitta imminente, quindi preparò una legge molto contorta per ridurre al minimo la ribalta. Il risultato fu, nel 2006, una risicatissima differenza tra i due poli (appena 24 mila voti, tanto da far pensare a brogli) dovuta proprio al sistema di assegnazione dei seggi voluto dal Porcellum. E qui che Machiavelli aguzzerebbe la vista.

credits: jacoposuppo.blogspot.it

credits: jacoposuppo.blogspot.it

La Riforma Costituzionale Boschi

Il dato politico fu anche peggio, dato che il Porcellum è stato un proporzionale sulla carta, ma non nei risultati: l’instabilità dovuta a un forte premio di maggioranza, che però annullava i risultati su scala regionale per il Senato, le lunghe liste bloccate, l’assegnazione dei seggi, portò a un impasse istituzionale e politica che vedrà un’alternanza promiscua tra centro-destra e centrosinistra fino al 2013. E questo sarà decisivo per la riforma costituzionale Boschi, che abbiamo analizzato in chiusura. Il superamento del bicameralismo perfetto è la risposta della politica – insieme alla nuova legge elettorale Italicum – allo sbilanciamento della rappresentatività e soprattutto, alla macchinosa esperienza legislativa smistata sulle due camere. Sapremo solo dopo questi mesi, come sottolineato da Angelo De Prisco, l’evolversi della riforma per capire soprattutto le modalità elettive del nuovo Senato alla “tedesca” quindi rappresentativo delle autonomie regionali.

Il rapporto tra politica e media

L’ultimo pomeriggio del week-end del Master in Consulenza Politica e Marketing Elettorale, l’abbiamo passato con Nicola Bonaccini, sociologo ed esperto di comunicazione efficace, analizzando il rapporto tra politica e media. Per il consulente il mondo dei media rappresenta un filtro tra il politico e il pubblico e questo pone tutta una serie di domande sulle tecniche di approccio all’editoria. In buona sostanza si tratta di capire cosa interessa ai giornali e ai giornalisti e come rendere protagonista la figura del politico all’interno di questo continuo giuoco tra informazione e informati. Importante è, al fine di rendere più notiziabile possibile il messaggio del politico, renderlo semplice e chiaro, sintetizzabile attraverso appositi sound bites studiati per catturare i taccuini a caccia di virgolettati. Presentare un messaggio ai media vuol dire anche concordarne l’utilità in termini di rapporto vantaggi e benefici, poiché spesso sarebbe meglio evitare certi microfoni distorti e concentrarsi invece nel ritagliarsi opportuni spazi dove poter lanciare la propria idea. Importante è farlo nel modo corretto, evitando inutili rischi, presentando dati certi e digeribili, con la giusta dose di passione emotiva.

In termini di design del messaggio si è efficaci quando ci sono fatti e risultati ottenuti, se ci sono problemi e soluzioni o call to action che spingono ad agire chi ascolta. Bisogna collegare fatti e implicazioni, descrivere il problema e presentare soluzioni. Il messaggio viene rafforzato se contiene storie che esemplifichino l’idea o la proposta. Metafore, emozioni, domande retoriche sono le più importanti quando puntiamo a potenziare un messaggio attraverso sound bites accattivanti, come «l’I-phone a gettoni» usato da Matteo Renzi, in riferimento ai sindacati.

Per quanto ne sappiamo, il Principe consigliato da Machiavelli, oggi, dovrebbe ricorrere a questi stratagemmi per mantenere il suo consenso, dalla Firenze di Lorenzo a quella della Leopolda: sistemi diversi, obiettivi comuni.


SANTI CAUTELA

Siciliano. Laureato in Comunicazione Politica all'Università Torvergata di Roma. Giornalista praticante, vignettista e blogger per salvateletica.it. Autore di Kennedy, un socialista alla Casa Bianca (Historica, 2015).

Ho collaborato con l'Avanti onlineIl Secolo d'Italia e altre testate locali siciliane. Amo il mare, House of Cards e la Juve.


Non perderti neanche un weekend del Master in Consulenza Politica e Marketing Elettorale:

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