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Imparare sul campo per capire il vero lavoro del giornalismo di inchiesta

Imparare sul campo per capire il vero lavoro del giornalismo di inchiesta

Nel IV weekend del Master Eidos in Giornalismo e Giornalismo radiotelevisivo si arriva ad un nuovo momento del percorso, in cui la commistione tra teoria e pratica spinge sempre di più verso la seconda. Questa volta è toccato a Simone Toscano insegnarci le tecniche di inchiesta, fatte di corse alla cattura dell’intervista, delle immagini giuste che raccontano la notizia, del montaggio finale del pezzo.

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Per capire come si struttura un’inchiesta, Toscano ci ha mostrato gli esempi di alcuni servizi realizzati per Quarto Grado, trasmissione per cui lavora dal 2010.

 

Casi come l’omicidio del piccolo Loris Stival o di Valentina Salamone sono serviti per comprendere la natura eterogenea del lavoro giornalistico d’inchiesta, in cui la raccolta delle fonti si basa soprattutto sulla capacità del reporter di costruire relazioni con le persone: forze dell’ordine, potenziali testimoni, contatti all’interno delle amministrazioni pubbliche o delle aziende, qualsiasi tipo di fonte primaria o secondaria che possa contribuire a fare chiarezza sulle vicende analizzate.

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L’esempio clou è stato il caso di Luca Matarazzo, in cui Toscano è riuscito a raccogliere elementi importanti per il prosieguo dell’indagine, scandagliando tra i lati bui della fuga del presunto assassino.

 

Il caso è servito a dimostrare qual è il vero ruolo del giornalismo di inchiesta: portare alla luce la verità quando spesso anche la giustizia fallisce.

“Serve uscire, serve girare, serve spezzarsi la schiena per imparare. È un lavoro massacrante, ma è davvero il lavoro più bello del mondo perché permette di conoscere tante cose.”

Per creare questa rete di conoscenze non si può restare fermi dietro una scrivania, bisogna andare alla ricerca delle notizie, muoversi all’interno degli ambienti in cui raccogliere informazioni, spesso con una giusta dose di incoscienza. Solo dopo questo processo di ricerca si può tornare in redazione e costruire il pezzo da mandare in onda.

 

Ma come si realizza un buon servizio d’inchiesta?

 

 

Nella scorsa lezione assieme a Mimosa Martini avevamo già visto l’importanza del bilanciamento tra video e voce in un servizio per il Telegiornale. Qui il passo ulteriore è stato capire come tenere alta l’attenzione dello spettatore per più di un solo minuto: in questo caso entrano in gioco la musica e gli effetti sonori a sottolineare il testo o il cambio di tono tra un capitolo e l’altro del racconto.

 

Un buon servizio è la commistione di diverse abilità: la capacità del giornalista di interrogare le fonti, di capire quali sono gli elementi chiave della costruzione della notizia, ma anche la qualità delle immagini video e audio. Il reporter deve conoscere questi aspetti non solo per indirizzare i propri collaboratori o porsi nel modo corretto davanti alla camera, ma deve essere in grado di montare da sé un’intero servizio o fare le riprese con strumenti diversi - cellulari, camere o microfoni nascosti - se necessario.

 

Ad aiutarci a comprendere questi aspetti dell’editing audio-video, Toscano ha portato con sé un operatore professionista, Alessandro Codina, il “nostro cameraman” nell’esercitazione del weekend.

 

 

A dimostrazione che il lavoro si impara sul campo, abbiamo sfidato il freddo e seguito il corteo di Get up Stand up!, la manifestazione contro il Decreto Sicurezza tenutasi sabato a Roma. A telecamere accese, ci siamo avventurati tra i manifestanti per intervistarli, trovare la voce fuori dal coro o la chiave giusta della notizia, immaginando già la costruzione dell’intero servizio giornalistico.

 

Toscano ci ha seguito senza indirizzarci, dandoci la possibilità di imparare dai nostri errori rivedendo poi insieme tutto il girato e scegliendo le parti migliori da montare, scrivendo il pezzo sul materiale disponibile. Stand up non perfetti, interviste poco chiare o mirate, ma l’unico modo per imparare è, secondo Toscano, sbagliare.

“Avevo questa passione fortissima per il giornalismo. Mi alzavo la mattina e guardavo 24Tg al giorno, li registravo, provavo a costruire un servizio, mi riascoltavo per correggere gli errori. Per imparare.”

Ascoltare in cosa consista il lavoro giornalistico è molto diverso, infatti, dal provarlo sulla propria pelle, anche solo per un pomeriggio. E questa volta l’abbiamo fatto davvero: siamo usciti dall’aula per andare a conoscere il mondo e raccontarlo.

Laura De Martino per Eidos

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