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Come si diventa giornalisti d'inchiesta? La nostra intervista a Chiara ingrosso di Quarto Grado

Come si diventa giornalisti d'inchiesta? La nostra intervista a Chiara ingrosso di Quarto Grado

Chiara ingrosso ha 33 anni, è una giornalista investigativa che lavora con il programma televisivo Quarto Grado ed è docente del Master in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo di Eidos Communication. È tornata a trovarci, anche quest’anno, per parlarci del giornalismo d’inchiesta e del modo in cui si lavora con le inchieste giudiziarie, dandoci anche tanti preziosissimi consigli per lavorare in questo campo!

 

Chiara, cos’è la cronaca giudiziaria?

È un tipo di giornalismo molto particolare che tratta di vicende giudiziarie, di inchieste ancora in corso e di quelle situazioni poco chiare su cui bisogna fare luce. Permette di scoprire le verità nascoste dietro alle vicende oscure che, riportate dalla cronaca, destano l’interesse dei cittadini. È un lavoro molto delicato perché bisogna sempre ricordare che stiamo indagando su fatti complessi e drammatici che toccano la vita delle persone. Sono storie emotivamente forti, sia per il pubblico sia, soprattutto, per le persone coinvolte: vittime, testimoni, parenti delle vittime… e bisogna sempre avere il massimo rispetto.

E funziona come una vera e propria attività investigativa che si svolge in diverse fasi.
C’è il momento dedicato alle ricerche e alla lettura delle carte processuali, quello delle domande e delle interviste e poi l’elaborazione delle supposizioni, le diverse piste da seguire, ma anche gli appostamenti in luoghi isolati, le ore di attesa in macchina. Tutto al fine di fare emergere la verità e portarla ai cittadini.

 

Chi è il giornalista d’inchiesta? E cosa serve per diventarlo?

È un professionista che utilizza tecniche e strumenti diversi da quelli del giornalista tradizionale. È una spia che viaggia in incognito, cerca le sfumature di una notizia e vuole a tutti i costi scoprire la verità. Il nostro è un lavoro di ricerca e divulgazione. Il giornalista contatta le persone coinvolte negli eventi, scopre i retroscena, analizza dati e documenti istituzionali e ne cerca il filo logico, cercando di capire quali aspetti rilevanti sono stati omessi o taciuti o non ancora scoperti. È una persona attenta ai minimi dettagli, che riguarda le prove decine e decine di volte, ricostruisce ogni passaggio meticolosamente. E a volte, come nel caso degli omicidi più efferati, si tratta di cercare una logica dove sembra non essercene alcuna. Essere giornalisti in questo caso significa avere la voglia di tutelare la libertà d’informazione a qualsiasi costo. Bisogna essere pazienti, coraggiosi, disposti a rimettere in discussione le verità che sembrano ormai acquisite. È necessario saper utilizzare al meglio tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. E non parlo solo di telecamere e microfoni ma anche saper usare il proprio cellulare in maniera efficace può essere risolutivo. E bisogna anche essere disposti a consumare le suole delle proprie scarpe.

 

Ci sveli il segreto per redigere un testo per un programma televisivo d’inchiesta?

Ogni giornalista scrive e interpreta un testo in funzione del pubblico che lo ascolta: questo è un aspetto che dobbiamo sempre tenere in considerazione, altrimenti si rischia di adottare un linguaggio poco comprensibile o mostrare immagini non adeguate agli occhi di chi ci sta guardando.
Deve instaurarsi un rapporto di fiducia tra giornalista e spettatori; affinché questo “patto” funzioni, il giornalista deve presentarsi come una persona autorevole, onesta e pronta a cercare la verità e soprattutto a difenderla. A livello tecnico, è fondamentale redigere un testo chiaro e facilmente comprensibile. Periodi brevi, costruzioni lineari e parole di uso quotidiano. Sarà utilissimo al fine di un’esposizione fluida e meno costruita. La televisione permette di raccontare una notizia con un supporto audiovisivo, ma la differenza la fa chi personalizza la propria narrazione con enfasi, emozione e con la voglia di fare bene e il proprio lavoro. Per questo un buon periodo di cosiddetta “gavetta” aiuta tantissimo. L’importante è ricordare che non esistono grandi segreti, bisogna solo imparare a rendere semplice un argomento complesso come un processo o un’indagine.