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come lavora il giornalista radiofonico? E come si diventa videomaker?

come lavora il giornalista radiofonico? E come si diventa videomaker?

“Bentrovati amici di Radio Eidos,
io sono Valentina e vi terrò compagnia in questi ultimi giorni del Master in Giornalismo e Giornalismo RadioTelevisivo. Vi anticipo che sarà un weekend emozionante, ricco di prove pratiche e soprattutto, accoglieremo due grandi professionisti qui in studio!”

Siamo quasi arrivati alla fine del nostro percorso. In questo periodo di studio e di formazione abbiamo cercato di analizzare la figura complessa e poliedrica del giornalista in tutte le sue sfaccettature: se volessimo riassumere brevemente, potremmo dire che si tratta di un professionista che scopre ed analizza le notizie per poi produrre contenuti testuali e audio-video da diffondere attraverso la stampa, la radio, tv e web.

In questo IX e penultimo weekend del Master, abbiamo appreso quali sono le teorie di conduzione di un programma radiofonico insieme a Gianfranco Valenti e le tecniche di video editing per realizzare un servizio web-televisivo, con la videomaker Veronica Altimari.

Che sia una trasmissione di cronaca giornalistica, un programma satirico o musicale, la radio ha la capacità di coinvolgere l’ascoltatore grazie al solo potere della voce. È uno strumento antichissimo che nasce alla fine dell'Ottocento. È considerato un media molto particolare perché è l’unico in grado di raccontare un evento in modo diretto e personale, senza poter utilizzare il supporto delle immagini, sollecitando il forte coinvolgimento di chi ascolta, forse più forte di altri mezzi di comunicazione.

 

Gianfranco Valenti, conduttore e consulente di Radio Rai e docente di Tecniche di intrattenimento radiofoniche all’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, dopo un breve excursus storico, ci parla dell’evoluzione dei programmi e del concetto di infotainment radiofonico.

Ma che cosa si intende per infotainment? Si tratta di una trasmissione d’informazione che viene però realizzata introducendo degli schemi appartenenti al genere dello spettacolo.

Immaginando di essere anche noi degli speaker radiofonici, abbiamo affrontato insieme a Valenti una prova pratica di improvvisazione: prendendo spunto dalle nostre canzoni preferite, abbiamo realizzato un discorso radio di 45 secondi.

Uno speaker deve prestare particolare attenzione ad alcuni elementi radiofonici. Innanzitutto, bisogna rispettare il tempo della programmazione del palinsesto, chiamato clock per la sua struttura circolare e la ripetizione ciclica degli elementi che lo compongono.

Essendo la radio un insieme di musica e parole, bisogna sempre tenere il ritmo ed il tono della voce alti, per attirare attenzione di chi ascolta.

Complementare al concetto di tempo, c’è quello di spazio. In gergo radiofonico lo spazio è considerato il tema, il fulcro di ciò che si vuole dire.

Un abile conduttore deve saper realizzare una scaletta degli argomenti per condurre con facilità e focalizzare la comunicazione su ciò che aveva ideato; allo stesso tempo, deve avere la capacità di improvvisare e di fronteggiare ad un cambio improvviso di discorso, qualora accadesse. Questo elemento prende nome di aria. Si chiama fuoco invece, la capacità di concisione e di argomentazione.

Nel pomeriggio , dividendoci in gruppi, insieme al docente, ci siamo esercitati con un’altra prova di improvvisazione.

Immaginando di essere parte alla prossima conferenza stampa del Festival di Sanremo, abbiamo realizzato un servizio radiofonico, con tanto di interviste .

Un sabato veramente pieno di entusiasmo!

 

Arriva domenica e nell’aula di via Cavour, è venuta a trovarci Veronica Altimari, giovanissima videomaker e giornalista di Citynews che collabora anche con il programma tv Propaganda Live.

Iniziamo la giornata chiedendole subito cosa sia un videomaker. Veronica ci introduce questa figura nata da pochissimi anni. Si tratta di un giornalismo che approccia alla notizia con l’uso delle immagini e dei video. Attraverso il contenuto multimediale, il videomaker racconta di un evento, e lo “confeziona “.

Ma quale strumentazione è necessaria per lavorare come videomaker?

C’è bisogno sicuramente di uno zainetto che contenga una telecamera, un microfono, le cuffie, una memoria esterna e le batterie di ricarica. Tutto il necessario per creare un video, un’intervista o uno stand up. Una volta creato il contenuto, è lo stesso giornalista che lo monterà attraverso l’uso di un programma di editing, come per esempio Premiere, il programma che abbiamo già imparato ad utilizzare negli scorsi weekend.

Essendo un vero e proprio giornalista, il videomaker deve produrre l’articolo di accompagnamento che verrà poi pubblicato insieme al suo video.

Così come per un servizio tv, il video non deve mai superare un tempo massimo di 2 minuti per mantenere alta l’attenzione del lettore e, soprattutto, contenere gli elementi più importanti nei primi secondi del video.

Il segreto per rendere più fruibile una notizia, dice Veronica, è quello di inquadrare ciò che si ha davanti, ovvero comprendere il punto di partenza e sviluppare un’immagine mentale su ciò che si vuole realizzare.

Così dopo una mattinata di teoria, il pomeriggio ci siamo dedicati alla pratica.

Muniti di telecamerina e microfono, abbiamo svolto un video reportage in aula raccontando il percorso degli studenti e le esperienze vissute in queste settimane di lezione. Dopo aver esaminato il materale girato, insieme alla docente, abbiamo rivisto i nostri servizi e li abbiamo montati. Un’esperienza entusiasmante per tutti i ragazzi che hanno imparato a confezionare da soli dei prodotti professionali.

È stato un fine settimana veramente emozionante e noi siamo più carichi che mai, pronti a diventare dei perfetti giornalisti!

Ciao amici,
A presto!